mercoledì, 05 ottobre 2005

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AVANTI POP Forum di ML Rodota’ del 04 ottobre 2005

«Ma come parli?» Frasi fatte e parole odiose
L'«attimino» imperversava negli anni 90. Ora va il «trendissimo».
Non si salva nessuno: dal «tamarro chic» al manager   

 

VORREI MA NON POSSO - Esclusivo, Vip, trend, eccetera. Giusto. Cartellino rosso. Gli unici esonerati sono i fans confessi di Flavio Briatore. Tutti gli altri sono esonerati dal conversarci, va da sé.

FINTO RISOLUTI - Dicono «assolutamente sì», che è l’attimino socialmente ripulito del nuovo millennio. Assolutamente preoccupanti. Quando lo dicono, non c’è da fidarsi. 

 

TAMARRO CHIC - Quelli che usano espressioni giovanili per esorcizzare il timore del prepensionamento, o dell’invecchiamento semplice. Peccato veniale. Specie in caso di «strafigo» (anglicizzato in «strafàigo», anche), «pazzesco», «cià», «troppo bello» (lo diceva il paninaro di Drive in, che diamine). Più grave (e giustamente segnalato) rivolgersi a camerieri, guidatori di autobus e altri con l’appellativo «capo». Bisogna aver il coraggio di chiamare «capo» con quel tono il proprio megadirettore galattico (quello di Fantozzi) per essere veri uomini/donne, altrimenti non vale.

ANTIMILANESI - Sia i diminutivi, cellularino, carnina, cafferino, cinemino (denotano tentativi di calore umano); e ancor più gli accrescitivi, battutone, sorpresone, weekendone, festone (segnalano voglia di vivere in una città infinita – espressione odiosa ma utile - sempre più deprimente). Ma fatemi continuare col rubricone.

 BUSINESS ORIENTED - E’ il linguaggio degli uffici, delle riunioni, dei managerini dei manageroni e degli aspiranti tali. I sani di mente che si guadagnano la vita in questi ambienti soffrono. Anche per i complimenti: non si sentono dire che sono competenti bensì «skillati» (dall’inglese skills). Non lavorano in gruppo ma in team, non si riuniscono fanno meetings; non parlano, si interfacciano. Quando fissano incontri per qualcuno schedulano. Come scrive una provatissima Eva K. «meglio pensare al dopoufficio, happy hour o training nel fitness club». Poi certo che il Paese versa in una crisi strutturale, come fa una/uno a illustrare una buona idea con quelle parole.

BUONI SENTIMENTI DELLA SETTIMANA - Servono a evitare inutili atti di violenza. Genere Nanni Moretti in Palombella rossa, quando schiaffeggia la giornalista urlando «ma come parli» e sentenziando «le parole sono importanti. Chi parla male pensa male e vive male»  

 

 

 

 

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Scarti

Finisco postandovi questa cosa che non so come archiviarla. Si tratta delle note musicali quando non si usava ancora il Do:

UT queant laxis

 

REsonare fibris

 

MIra gestorum

 

FAmuli tuorum

 

SOLve polluti

 

LAbe reatum

 

Sancte Iohannes"  

 

 

 

 

Sono molto contento di essere Qui, diceva il nipote di Paperino.

 

 

Anch'io sono contento di essere Qua, diceva l'altro nipote.

 

 

Il terzo non parlava perche', essendo stato coinvolto in un Qui pro Quo quando parlava lo prendevano per Qui ma lui era Quo e ci soffriva.

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera a Dagospia:
Assolutamente, praticamente, un attimino, diciamo, teoricamente. Parole che vanno o sono andate di moda, adesso è il momento di “quartierino”, “lingottino” e meno male che Solferino è di per se un vezzeggiativo, così i creativi non si sono dovuti sforzare più di tanto nemmeno su Dagospia, però hanno apposto un bel “furbetti” che non è niente male. Questa moda è stata lanciata, se non erro, da un “tipino” molto “furbetto”, quel “falchetto” di Ricucci, che il vezzeggiativo l’ha nel cognome, e tutti dietro come baccalà. Il Paese va a rotoli e giornalisti, commentatori e politici giocano con gli ini e gli ucci. Ma basta, per carità, basta! Il problema degli italiani è uno che ha il cognome che termina in oni.
Franco Due

 

 

postato da: AVincent alle ore 09:15 | Permalink | commenti
categoria: , godere con la lingua