martedì, 29 novembre 2005

SENZA PAROLE...

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mercoledì, 23 novembre 2005

Neologismi onorevoli

BERLUSCONI, presidente del Consiglio

«berluschese»: il nuovo modo di comunicare la politica promosso da Silvio Berlusconi. Registrato nel 1994

«berluschista»: di Silvio Berlusconi; che si ricollega a Silvio Berlusconi.

«berlusconardo»: vicino, legato a Silvio Berlusconi, che frequenta il suo giro.

«berlusconeide»: l'epopea di Silvio Berlusconi

«Berlusconi boy»: giovane sostenitore di Silvio Berlusconi e del movimento politico Forza Italia da lui fondato.

«berlusconite»: atteggiamento eccessivamente ottimistico, tipico di Silvio Berlusconi, che tende a distorcere la realtà dei fatti.

«berlusconizzante»: che si conforma agli atteggiamenti e allo stile di Silvio Berlusconi

«berlusconizzare»: attirare, calamitare l'attenzione sul pensiero e sulle vicende politiche e personali di Silvio Berlusconi.

«berlusconizzarsi»: conformarsi agli stili e agli atteggiamenti di Silvio Berlusconi.

Frase: ...è proprio in questo frangente che Lilli (Gruber) si è messa a fare la maestrina dalla penna rossa, d'incanto si è berlusconizzata. Che è quella condizione piscologica di chi vuol avere sempre ragione, di chi tratta con supponenza, di chi non amara fare politica (Aldo Grasso, Corriere della Sera, 1° luglio luglio 2004)

«berlusconizzato»: entrato nell'area di influenza di Silvio Berlusconi, appiattito sulle posizioni di Silvio Berlusconi

«berlusconizzazione»: appiattimento sui modelli proposti da Silvio Berlusconi

Frase: anche Liberation ha scritto che (Cesare) Battisti è «vittima della vendetta delle camicie nere» puntando il dito contro la «berlusconizzazione dello spirito giudiziario» (Paolo Mieli, Corriere della Sera, 22 febbraio 2004)

«deberlusconizzato»: privato di legami, condizionamenti o riferimenti relativi a Silvio Berlusconi, alla sua linea politica

«neoberlusconismo»: nuova linea politica di Silvio Berlusconi e del partito Forza Italia da lui fondato
Frase: il fatto è che il neoberlusconismo rivela soprattutto un'attitudine, se si vuole anche un'astuzia: un modo per dialogare anziché arroccarsi (Stefano Folli, Corriere della Sera, 3 ottobre 2004)

«postberlusconiano»: successivo a Silvio Berlusconi


PRODI, leader dell'Unione

«postprodiano»: successivo alla presidenza di Romano Prodi nella Commissione europea
«Prodinotti»: sostenitore o esponente dello schieramento politico del centrosinistra che concilia e riassume le posizioni e le scelte politiche di Romano Prodi e Fausto Bertinotti

Frase: «Sarà la sfilata di Prodinotti». L'espressione che circola nell'entourage del premier, e che raccontano abbia avuto il suo imprimatur, è ormai una sorta di parola d'ordine, mutuata dal neologismo coniato dal senatore Antonio Del Pennino...(Marco Galluzzo, Corriere della Sera, 19 febbraio 2005)

«prodizzazione»: assimilazione alle posizioni e alle scelte politiche di Romano Prodi

«sprodizzare»: mutare le caratteristiche proprie della linea politica di Romano Prodi, privarlo di ciò che lo contraddistingue

Frase: si può sprodizzare Prodi? Si dovrebbe forse, magari si potrebbe, mi sa che non si può (Riccardo Barenghi, Manifesto, 6 gennaio 2005)


CARLO AZEGLIO CIAMPI, presidente della Repubblica
«ciampiano»: chi si riconosce nelle posizioni e nel pensiero di Carlo Azeglio Ciampi

«ciampismo»: la concezione economica e politica di Carlo Azeglio Ciampi

«ciampizzazione»: assorbimento nella sfera di influenza istituzionale e morale esercitata da Carlo Azeglio Ciampi

Frase: ...anche perché dopo il viaggio del leader di An a Gerusalemme di un anno fa ci fu chi parlò della ciampizzazione di Fini nel senso che la kippah calcata sulla testa del vicepremier consacrava il suo definitivo sdoganamento (Riformista, 3 novembre 2004)
MASSIMO D'ALEMA, presidente dei Ds
«dalemismo»: l'adesione alla linea politica di Massimo D'Alema

«antidalemismo»: la contrapposizione alla linea politica di Massimo D'Alema


LETIZIA MORATTI, ministro della Pubblica Istruzione
«demoratizzare»: sottrarre all'eccessiva influenza delle politiche riformatrici di Letizia Moratti, ministro dell'Istruzione


FAUSTO BERTINOTTI, segretario del Prc
«bertinottaggio»: comportamento ondivago, che ricalca le posizioni politiche fortemente critiche assunte da Fausto Bertinotti nei confronti della coalizione politica del centrosinistra

ROCCO BUTTIGLIONE, ministro dei Beni culturali
«buttiglionesco»: chi si richiama al pensiero e alle posizioni di Rocco Buttiglione, ministro per i Beni e le attività culturali

Frase: Primo, fare un po' di rumore con apparenti sciocchezze che avrebbero consentito, a lui e alla folla apocalittica di ideologici governativi e buttiglioneschi di inventarsi una inquisizione anticristiana (non si capisce perché non anticattolica) da parte del povero parlamento europeo (Natalisa Aspesi, Repubblica, 19 ottobre 2004)

SERGIO COFFERATI, sindaco di Bologna
«cofferatizzarsi»: farsi forte di un sostegno e di un consenso espressi al di fuori dell'organicità di strutture politiche istituzionali, richiamandosi all'esperienza di Sergio Cofferati, sindaco di Bologna


ROBERTO FORMIGONI, presidente della Regione Lombardia
«formigoniano»: chi o chi fa riferimento a Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia

«formigonismo»: il modello politico realizzato da Roberto Formigoninel governo della Regione Lombardia

ARTURO PARISI, presidente dell’assemblea federale della Margherita

«parisiano»: chi si riconosce nelle posizioni politiche di Arturo Parisi, esponente del movimento della Margherita


WALTER VELTRONI, sindaco di Roma

«Veltroni boy»: sostenitore stretto collaboratore di Walter Veltroni, sindaco di Roma


NICHI VENDOLA, presidente della Regione Puglia
«vendoliano»: di Nichi Vendola, esponente politico di Rifondazione comunista, presidente della Regione Puglia dal 2005
Frase: un bel pasticcio, lo stesso che portava ieri notte Nicola La Torre e Gianni Cuperlo, fedelissimi dalemiani, a stringersi in abbracci sorprendenti sulle spalle vendoliane (Luca Telese, Giornale, 18 gennaio 2005)

LUCIANO VIOLANTE, presidente dei deputati ds
«violanteo»: di Luciano Violante, presidente del gruppo parlamentare dei Democratici di Sinistra

Frase: Gustavo Zagrebelsky, l'attuale presidente (della Consulta), e Guido Neppi Modona hanno trascorse e manifeste simpatie diessine, di impronta violantea
«violantiano»: di Luciano Violante

Frase: al deputato diessino (Giuseppe Giulietti) risponde solo il senatore di An Michele Bonatesta, membro della commissione di Vigilanza sulla Rai: «La sua sortita in stile violantiano si commenta da sola» (Claudia Voltattorni, Corriere della Sera, 15 ottobre 2003)

 

La copertina del libro
TRATTO DA
2006 PAROLE NUOVE
Un dizionario di neologismi dai giornali
di Giovanni Adamo e Valeria Della Valle
Sperling & Kupfer Editori

 

 

 

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martedì, 22 novembre 2005

Il dizionario sulle nuove parole nate dai leader Neologismi, Berlusconi batte Prodi 14 a 4 per il Cavaliere. Citazioni anche per Ciampi, Follini, Cossutta, Vendola, Veltroni, Buttiglione, Violante e Storace  STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU' LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
 
Berlusconi e Prodi (Ansa)
ROMA - Almeno a parole, il Cavaliere è più forte del Professore. Silvio Berlusconi batte Romano Prodi per 14 a 4. L'azione politica del Cavaliere nell'arco degli ultimi tre anni ha fatto nascere numerose nuove parole, finora non presenti nei vocabolari, come «berluschese», «berluschista», «berlusconardo», «berlusconeide», «Berlusconi boy», «berlusconite», «berlusconizzante», «berlusconizzare», «berlusconizzarsi», «berlusconizzato», «berlusconizzazione», «deberlusconizzato», «neoberlusconismo» e «postberlusconiano». Al nome del leader dell'Unione sono invece legate un ristretto numero di parole di nuovo conio come «postprodiano», «Prodinotti», «prodizzazione» e «sprodizzare».

A segnalare queste novitá nel campo del linguaggio politico è il libro «2006 parole nuove» (Sperling e Kupfer editori), un dizionario di neologismi compilato sulla base dei giornali dai docenti universitari di linguistica italiana Giovanni Adamo e Valeria Della Valle.
Il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi appare in sostantivi come «ciampano», «ciampismo» e «ciampizzazione». Il presidente dei Ds Massimo D'Alema figura con gli opposti «dalemismo» e «antidalemismo». In negativo la presenza del ministro dell'Istruzione Letizia Moratti in questo dizionario, dove compare per il solo termine «demoratizzare».

Il segretario di Rifondazione comunista è presente con «bertinottaggio», il ministro dei Beni culturali con «buttiglionesco», il sindaco di Bologna con «cofferatizzarsi», il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Ultri con «dellutriano». Il leader del Pdci Armando Cossutta entra nel vocabolario con «cossuttista» e «neocossuttiano».

L'ex segretario dell'Udc fa la sua comparsa con «folliniano», il presidente della Regione Lombardia con «formigoniano» e «formigonismo», l'esponente della Margherita Arturo Parisi con «parisiano». E ancora: il ministro della Sanitá con «storaciano», il sindaco di Roma con «Veltroni boy», il presidente della Regione Puglia con «vendoliano». L'ex presidente della Camera Luciano Violante, oggi alla guida dei deputati Ds, viene registrato con «violanteo» e «violantiano».
CORRIERE DELLA SERA   22 novembre 2005
 

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venerdì, 18 novembre 2005

Il cardinale Camillo Ruini ha deplorato le «pallottole di carta» sparate dal sistema mediatico italiano per impedire la presenza dei cristiani sulla scena politica e culturale italiana. Scherzo? La metafora è stata ribadita e amplificata dall'arcivescovo di Genova Tarcisio Bertone che ha esortato la Chiesa a non lasciarsi intimidire, appunto, dalla pioggia di «pallottole di carta» di cui sarebbe bersaglio.
E quando, in questi giorni, la carta stampata avrebbe vomitato pallottole? Se il cardinale Ruini esprime la sua opinione sulla pillola abortiva, un giornale cartaceo come La Stampa gli dedica un commento critico ma non irridente di Gian Enrico Rusconi e lo stesso Corriere interpella un cattolico come Pietro Scoppola. I giornali italiani saranno pure, come sostiene Giulio Albanese in un editoriale molto aspro di Avvenire, veicoli di «morbosità» e di «banalizzazione», ma ci sarà pure una differenza tra la banalità e un plotone d'esecuzione. In un Paese come l'Italia in cui le pallottole, quelle vere, hanno colpito fanaticamente i «nemici», la metafora delle pallottole, anche se ingentilita dalla edulcorazione scherzosa, inasprisce gli animi ed evoca orribili spettri del passato.  P.G. Battista sul Corriere
*

Su di un sito amatoriale ( e scherzacchioso ) sono stati postati da vari frequentatori anonimi alcuni neologismi un po’ speciali:

flatulare
  da flatulenza, emettere peti, piritàre (dall'italiano regionale calabro pìrito  = peto) Esempio: gli elettro-navigatori flatularono neologismi.  (in realtà è curioso che i moderni dizionari riportino flatulenza e flatulento e non registrino il flatulare. Da oggi, la lacuna è colmata)
 

acquazzina
 brina, rugiada 


 quaglia
Loffa, scoreggia infida, silenziosa e fetentissima. 

  (Da notare la derivazione non certo dal perdicino alato, ma da quagliare)

 

 


DIZZZIONARIO fUTILE  di Aldo Vincent:

 
ABBACCHIARE
Menar fendenti con un agnellino

 ABBACCHIATO
Arrosto d'agnello lasciato troppo a lungo sul fuoco 

 ABBACINARE
Colpire col bacino o con tanti bacetti

 ABBAGNALE
Giuseppe e Carmine (1959 e 1962) fratelli di Remo. Specialisti in due con canottiera.

 ABBAINO
 Verso del cane di razza chihuahua. (Vedi anche latratino e ululatino )

 ABBANDONO
Quando a Natale si regala un CD del complesso svedese

 ABBARBAGLIARE
Abbigliare con l'uso della sola barba

 ABBATTIMENTO
Poderoso pugno atto a far cadere la mascella

 ABBAZIA
Sorella della madre di un famoso complesso musicale svedese degli anni ‘60

 ABBECEDARIO
Esclamazione sollevata di Cambise che si stava per dimenticare il figlio dal nonno Ciro

 ABBELLIMENTO
 Suono ornamentale come il trillo, l'appoggiatura o l'acciaccatura, allo scopo di rendere piu' carina la barba degli ascoltatori

 ABBEVERAGGIO
Percorso con l’aeroplano. A lungo raggio, a medio raggio e abbeveraggio

 ABBIATE GRASSO
Opulento paese brianzolo. Con Lentate, Usmate, Carate ecc. Sviluppa la tendenza dei paesi lombardi ad essere imperativi. Meglio sarebbe: Per favore, potreste Lentare? Vi piacerebbe Usmare? Volete Carare? Fa eccezione RHO che e’ stato scritto con l’acca per accontentare gli abitanti di FIGINO che assolutamente non la volevano.

 

 

 

 
venerdì, 09 settembre 2005

DERAGLIARE

 Le cronache di inizio secolo parlano dello scandalo suscitato dal primo treno uscito dai binari che i giornali avevano descritto con una nuova parola "Deragliamento" traducendolo pari pari dal francese derallier probabilmente adattato sull'inglese To rail che e' il verbo del viaggiare del treno.

 Nessuno scandalo ora, ma nessuno ha piu' osato la stessa operazione negli anni sessanta con la costruzione dell'Autostrada del Sole quando vennero applicati i Guard rail che nessuno oso' italianizzare in guardaragli o consimili.

 Eppure oggi le brutture impazzano, arrivano dall'inglese, ormai lingua dominante e molto raramente dal francese. Oggi arrivano piu' dal Computer che da una vera e propria lingua: Videata, schermata. Scannare che non e' piu' tagliare la gola ma riprodurre una fotografia. Erasare, deletare per cancellare ed altre quisquilie. 

 Recentemente mi e' stato dato dell'ignorante da un ignorante piu' di me, che non potendomi attaccare evidentemente con argomenti validi, si era attaccato al fumo della pipa citando come sbagliassi il plurale di sociologo che scrivevo sociologhi invece che sociologi.

 Quando mi attacco' una seconda volta perche' avevo scritto il verbo fare nella terza persona con l'accento perche' intendevo distinguerlo dalla nota musicale, ho postato (altro orrendo neologismo) su "it. Lingua italiana di Mailgate dove si discutono questioni di lingua per chiedere come si scrivesse FA e DO quando erano verbi e non note musicali, come si scrivesse SI quando era affermazione e LA quando indicava un luogo. Ebbene, si stanno scrivendo ancora adesso senza che riescano a trovare un accordo, forse perche' grazie al Cielo, la lingua e' cosi' in rapido movimento che le regole si formano ormai cammin facendo a differenza della lingua letteraria che fino al Manzoni e' rimasta inchiodata nelle sue regole per quattrocento anni mentre il popolo continuava ad evolvere il linguaggio attraverso i neologismi che venivano assorbiti dai dialetti.

 

Scusate, ma se SCHASCIARE va considerato come:

 Togliere un processo dall'area cache del server  (grazie, Alexpen per la spiegazione), allora troverò qualcuno che mi spiega cosa significa: RANDOM JOKE ?

 

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martedì, 15 novembre 2005

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martedì, 15 novembre 2005

la Rockpolitik
di Celentano comincia a farsi sentire. Su Repubblica di sabato 12, a pagina 17, fa capolino la parola "baypassando" in vece di "bypassando".
Forse è un refuso... però fa sognare : "Baypassando" = passando per la Baia.
Ti immagini Ezio Mauro, seduto sui docks, jeans e camicia trucidi , che guarda " the ships roll in" come il grande Otis Redding e dice :"...da oggi bypassando si scrive baypassando!"
Ezio Mauro è rock, Paolo Mieli è lento.
Gianni Usai

RETROSEXUAL COME AL BANO
Giusì Ferrè per “Novella 2000”
Gli americani, che per tutto hanno un nome e una classifica, avevano battezzato “metrosexual” quel tipo d'uomo, molto metropolitano, che ha cura del proprio aspetto e dimostra una sensibilità quasi femminile - o gay - nei comportamenti e nella ricerca di un modello estetico. Ci eravamo appena abituate a questo delizioso compagno, il cui unico difetto consisteva nel frugare nel nostro beautycase, che già ci viene annunciato il trionfo del “retrosexual”. Come dire, il maschio vero, l'uomo delle caverne, il tipo all'Al Bano, se in età matura, o alla Daniele Interrante se più giovane. Nemmeno un filo di attenzione e di cortesia, ma comportamenti grossier, modi bruschi, verso quelle che sono definite «oche» o «galline che fanno pollaio». Bene, ci piacevano di più metrosexual, quando venivano con noi a fare shopping.

 

Tutta la pornografia in 450 parole
Esce in Francia il «Dizionario». Un percorso curato da sociologi, filosofi e storici 

Più di qualcuno la considera una forma d’arte. Se non una parte di sapere.
«pornografia». L’hanno esaminata da tutti i punti di vista.
 Il risultato sono 450 definizioni contenute nel Dizionario della pornografia appena pubblicato in Francia (Puf, 46 euro).

Ma non si tratta di «un’enciclopedia, né di un semplice specchio che ingrandisce oggetti sparsi», dice Philippe Di Folco nella sua introduzione, che non rende facile dare una definizione precisa di «pornografia » che invece «sembra sottrarsi a tutte le definizioni, non ne tollera nessuna che sia equivoca, discutibile, o troppo morale», anzi, «si sa meglio cosa non è più che cosa è, come è più che perché è, la si riconoscemanon la si conosce ». Il Dizionario serve a questo.
Si parte dai fondamentali, «porno», «pornologia», «pornocrazia». Dove ad esempio il «porno» «è intimamente legato all’invenzione del cinema», pur «non essendo realmente cinema, le tecniche sono le stesse, ma diverso è un criterio: la presenza o l’assenza di simulazione » che rende gli attori porno «non dei commedianti,madegli operatori sessuali».

E così alla «H» compare il nome di Alfred Hitchcock, considerato uno specialista nell’amore al cinema pur non avendo mai girato scene di nudo esplicito: «Il suo è implicito e loquace — lo definiscono Stéphane Bou e Jean-Baptiste Thoret —, è la sua arte della metafora». E lo stesso regista al collega Francois Truffaut diceva: «Se il sesso è troppo evidente non c’è suspense». E così viene giudicata altamente pornografica la scena iniziale della Finestra sul cortile con «l’ombra diGrace Kelly tra le gambe di James Stewart».
Alla voce «P» non manca il nostro Pier Paolo Pasolini, «amante della pornografia che ha eccitato il mondo intellettuale » secondo lo scrittore Vincent Borel. Tutto in lui è pornografico. I suoi libri, Ragazzi di vita, Vita violenta, Amado mio/ Atti impuri. E soprattutto i suoi film che ad ogni uscita «richiamavano denunce per oscenità»: daMammaRoma a Teorema, fino a Salò o le 120 giornate di Sodoma, «si andava ai suoi film come a proiezioni porno », scrive Borel.
Ma il Dizionario è in più un’occasione per girare il mondo e scoprire le pratiche sessuali di Paesi come il Giappone, l’India, la Cina. È anche un viaggio nella storia della pornografia, vista nel «Medioevo», nel «Rinascimento», o attraverso la vita di personaggi come il «Marchese De Sade», «Luigi XV», «Louis Calaferte», «Picasso», «Warhol», ma anche letta e scoperta in perversioni lecite o discusse, nascoste o manifeste, diffuse o elitarie come «sodomia », «scambismo», «turismo sessuale », «fist-fucking», «flagellazione».
Un percorso che si apre con l’«abiezione » e si chiude con gli «zoo umani».
Claudia Voltattorni (ha collaborato Alessandro Grandesso)
12 novembre 2005


DIVULVARE
Attraverso il sito http://www.sessosublime.it abbiamo ricevuto una mail di Laura, una donna che da 11 anni combatte contro una malattia che in Italia (e anche negli Stati Uniti) sembra essere sconosciuta alla maggior parte dei medici. Si tratta della "vulvodinia", un disturbo della vulva molto doloroso (bruciori, arrossamenti, prurito) che (citiamo dalla mail) "ci rende impossibili  tanti gesti apparentemente banali (come indossare i pantaloni) ed altri importanti. Per esempio rende molto dolorosi, se non impossibili, i rapporti sessuali".
Dopo anni di lotte Laura e' riuscita a capire di che malattia soffrisse e ora sta guarendo. Insieme ad altre donne nella medesima situazione ha creato un sito internet di divulgazione, che siamo felici di "divulvare" anche noi: http://www.disturbivulvari.it  Il sito e' realizzato in collaborazione con un gruppo di medici.


AMARCORD:
 

La parola che analizziamo non è un neologismo, bensì un uso diverso del termine.
  L’ha usata Lapo Elkann quel giovane slavato che assomigliava sempre più alla caricatura di suo nonno (prima dell’avvento di Patrizia). Presentava non un nuovo modello Fiat ( l’ultimo modello creato dalla casa torinese, infatti sono le felpe di Lapo) ma il risultato di mesi di lavoro per trovare un vecchio nome ad un vecchio modello, che lui ha presentato con queste parole:

  “L’auto Fiat deve tornare ad essere, mi si passi il termine, figa”.

  La cosa che più fa sorridere è una nota del quotidiano Il Riformista che nell’interpretare lo sconcerto degli austeri manager della casa torinese ha sottolineato il fatto che la parola “figa” (che io scriverei fica) è un termine obsoleto che risale addirittura al 1972 e per questo non andrebbe usata.
Mi permetto di dissentire, perché secondo me, questa è un’espressione talmente antica che non dubito l’abbia pronunciata Adamo la prima volta che vide Eva.

*

 Finalmente, dopo lunga gestazione, apre anche in Italia un Sito abandonware
Che è un luogo dove si può trovare (e scaricare) il software ludico dimenticato e abbandonato dai produttori perché tecnologicamente superato
In Italia si trova qui: http://www.abandonware.it/
In America, molto più completo, qui: http://abandonwarering.com/

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martedì, 08 novembre 2005

L’ULTIMA PAROLA   

 Dicono che “Er Penombra”, nel momento in cui Paolo Bonolis gli ha dedicato questo appellativo (che a Mediaset, c'è da scommettere, gli resterà come marchiato a fuoco) abbia scagliato il telefonino contro il muro. Ettore Rognoni, figlio del mitico conte Alberto che fondò il "Guerinsportivo", non sarà un mostro di simpatia, ma da qui a definirlo un personaggio che non va d'accordo nemmeno con se stesso, e farlo in diretta davanti a qualche milione di persone ce ne corre.  (Alberto Guarnieri per “Il Messaggero”)

 

 

sulle onde radio Fm R101 Gerry Scotti ha perso le staffe e si è lanciato a peso morto su Dagospia: un sito che sarebbe rifornito dai topi di fogna, dalle “pantegane dell’informazione”. L’incazzatura nasce dal flop di “Chi ha incastrato zio Gerry?”, patetico show che è stato chiuso in anticipo, come dago-anticipato. Secondo Scotti, “sei puntate dovevo fare, sei puntate ho fatto”. Certo che l’insuccesso dà alla testa.

 Brunetta pirotecnico durante il comizio di chiusura a Bolzano urla “segaioli” a quelli che lo fischiano, s'incazza con l'organizzazione di Forza Italia che lo vuol far terminare, conclude con un “Berlusconi siamo tutti noi!”.

 

Come ha chiamato Giuliano Ferrara la fiaccolata di ieri sera, davanti all’ambasciata dell’Iran in Italia? Lo scrive lui stesso sul Foglio, oggi: “Fiaccolata meticcia (e ci dispiace per Pera e per i suoi scioglilingua nocivi; e ci dispiace per Lerner, il superintegrato che si finge bastardo, e per i suoi distinguo posticci)…”  

 

Caro Dago,

la Giacomotti ha scritto per MFFashion un pezzo, e dunque si rivolge ad un pubblico di settore. Pezzo interessante …

 

Che tristezza, però, per un lettore generico, quella prosa infarcita di parole francesi e inglesi.
Che dire
technicalities e non "specifiche" faccia sentire trendy o cool nell'ambito modaiolo - oops, scusa! - è un po' triste, se poi lì parlano tutti così sono ben contento, e già lo ero, di non occuparmene mai.
So peraltro che in altri campi c'è questa diffusa abitudine di infilare lì due o tre paroline in inglese, così l'interlocutore del settore intuisce ed annuisce, anche se un interlocutore davvero colto dovrebbe in realtà pensare E dire un rapido "parla come mangi" (ma forse mangiano pure così, sushi e delicatezze sottili e modaiole).
Lo Gorroico su Dagospia

 La Pearson Plc, la casa editrice che pubblica il Financial Times, ha annunciato oggi che il direttore del quotidiano Andrew Gowers ha presentato le sue dimissioni a causa di "divergenze strategiche" con la stessa casa editrice.

 Si sono riempiti la bocca di “etica dell’impresa”, codice etico, carta dei valori, poi con una pandemìa di parole i manager del capitalismo “responsabile” si buttano a capofitto sul primo treno che passa e dimenticano tutto. È il caso di Tommaso Pompei che dopo aver lasciato a male parole il faraone d’Egitto Sawiris, abbraccia la nuova bandiera di Tiscali e si lancia in dichiarazioni d’amore per la nuova azienda e per il nuovo padrone….  

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martedì, 08 novembre 2005

 Un neologismo al giorno toglie il lessico di torno

   Questa volta non si tratta di neologismi ma di un uso diverso del termine.

In occasione della tribolata vicenda Fazio e le sue (sospirate da tutti ma non da lui) dimissioni, Panorama scriveva:

 

 

   PALAZZO KOCH come il BUNKER DI BERLINO

  che non è un neologismo ma vuol intendere che Fazio si è asserragliato nella sede di Banca d’Italia come fece tristemente Hitler alla fine della sua guerra.

 Frase forse difficile da decifrare, specie per un ventenne. Mi ricorda Antonio Baldassarre, dodicesimo presidente della Rai, che non volendo dare le dimissioni, con l’unico consigliere rimastogli fedele teneva consigli d’amministrazione nella sua Smart, ed essendo virtualmente barricati al settimo piano di via Mazzini per respingere ogni assalto, il Corriere della Sera titolò;

  NON SI ARRENDONO I GIAPPONESI DELLA RAI

Inteso come quegli irriducibili combattenti della guerra del Pacifico che gli Americani dovettero stanare uno per volta dalle isole.

Sempre più incomprensibile

 

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  Leggete questa definizione data dal L’Espresso alla moglie di Fazio:

  - La "governatora", cioè la mogliera di Fazio, che ha proclamato con fierezza: "Io rispondo solo a Dio e alla mia famiglia. La verità verrà fuori. Magari non in questa vita, ma in quella che conta" -.

  

 In verità la governatora è un titolo in uso nell’america latina. Ne fa fede un recente notiziario Rai:

  ... Il governo federale, da Brasilia, ha proposto di inviare aiuti, ma la governatora dello Stato di Rio, Benedita da Silva, del Partito dei lavoratori (Pt), ha rifiutato ...

 Anche in Italia abbiamo esempi di governatora:

   La contrada dell’Oca a Siena, per esempio, si fregia del titolo di “Nobile” che le venne conferito per il valore dimostrato dai suoi soldati in occasione della battaglia di Montemaggio (1145) e di quella di Montaperti (1260). Quest’ultima le valse pure il titolo di governatora.

 

E pure il Goldoni nel suo Il Mercato di Marmantile, fa dire alla sua protagonista:

  Quando governatora un dì sarò. Tu verrai dinnanzi a me  con rispetto ed
umiltà, ... ch'esser io devo la governatora.

  Nel caso  della signora Fazio invece, viene usato in senso ironico se non addirittura dispregiativo, poichè risulterebbe da intercettazioni telefoniche che la signora, in materia finanziaria fosse molto intraprendente.

Da qui lo sfottò.
Ah, che tempi, signora contessa! Dove sono finiti quei bei banchieri di una volta che di fronte al minimo sospetto scrivevano una lettera di scuse e si sparavano seduti alla propria scrivania?

 

 

DARE LA BAIA

  Secondo Davide Monaco nella sua storia dei Sanniti, quando I Romani vinsero a Maleventum che ribattezzarono Beneventum, coniarono pure un motto di spirito: dare la baia a Benevento, nel senso di sfottere, prendere in giro.

  Infatti baia o bagia in alcuni dizionari viene riportato quale sinonimo di beffa, dileggio, burla, irrisione e Giuliano Ferrara nel suo editoriale su Panorama di questa settimana, lo usa per dire che Berlusconi è riuscito a realizzare politiche decisive, creando un nuovo clima civile in cui non è proibito dare la baia ai moralisti un tanto al chilo, ai magistrati politicizzati e ai sepolcri imbiancati dell’economia corporativa.

  Sarà. Io ho l’impressione che Berlusconi abbia dato la baia pure a noi…

  *** 

  Lo spettro della rottura a causa delle norme antiribaltone. 
 Riguardo all’opposizione: Non faremo «nessun diktat» assicura il Cavaliere che manda un monito agli alleati: «Se non c’è accordo… Koizumi docet»

Queste sono tre righe dell’articolo di M.Franco sul Corriere della Sera del 17 Settembre 05 inerente la situazione politica italiana. Più che una serie di neologismi, qui a mio parere si tratta di aprire la cortina di nebbia che aleggia sulla politica italiana. Cominciamo:

  Il presidente Berlusconi ha proposto il cambiamento della legge elettorale e l’opposizione ha parlato di Diktat, che è il complesso di condizioni, imposto da una delle parti (cioè non negoziato da ambedue), in un trattativa (internazionale).

  Le nuove norme, secondo il partito di Gianfranco Fini, andrebbero a favorire il partito di Casini del suo luogotenente Follini, da qui una polemica che potrebbe far temere (lo spettro) una rottura nella maggioranza a causa delle nuove norme imposte da AN per impedire fenomeni di cambiamento repentino del governo (il ribaltone) a causa di voltagabbana dell’ultima ora. Berlusconi però li mette in guardia: (il suo monito): « Fate attenzione – dice – che potrei fare come il primo ministro giapponese (Koizumi) che si è liberato degli alleati ed è andato recentemente a vincere le elezioni con ampio margine. 

 

 

I Kaziri

Accorato appello di un militante a Fini, durante la festa di Azione Giovani:

  «Si impegnerà presidente Fini per la causa dei kaziri?». Lo accompagna un ragazzo calvo che ripete: «Aiuto, presidente... aiuto».

II ministro: «Sì certo, conosco benissimo la situazione, l'Italia...».
  Lo interrompono lì: «Presidente scusaci, è una goliardata… l kaziri non esistono». A quel punto la platea scoppia a ridere, Finì pure si alza, stringe la mano al militante che ha organizzato la boutade. 
Da “Il Giornale” del 16 Settembre 2005)

 

 Viva l’edonismo e paninari
Chi sarebbe oggi un militante di Azione Giovani, “il movimento dei giovani che si riconoscono nelle finalità di Alleanza Nazionale, ispirato a ad una visione spirituale della vita”, si chiede Maria Laura Rodotà sul Corriere on line del 16 settembre 2005 ?

  E va a rispolverare i paninari , fratelli minori degli yuppies che emersero a Milano nella seconda metà degli anni ’80 fuori dalle paninoteche , antesignane dei fast-food (nell’esercito romano gli antesignani marciavano prima delle insegne), vestiti rigorosamente con El Charro Monclaire, Timberland, che parlando un gergo orecchiato in una trasmissione domenicale: Drive Inn imitavano un comico che faceva loro il verso usando parole quali squinzia, sfitinzia e smerigliare paninazzi, che regolarmente i giovani riusavano per riconoscersi.

  L’edonismo reganiano era invece un tormentone con cui Roberto d’Agostino interveniva ogni volta alla trasmissione cult “Quelli della notte” di Renzo Arbore ed è rimasto un segnale del tramonto dell’austerity e della questione morale invocata da Enrico Berlinguer insieme con «... i Righeira, Scialpi, Alvaro Vitali, Jerry Calà, i film dei Vanzina, Has Fidanken, le tette balconate senza silicone di Tinì Cansino e il belvedere delle ragazze Cin cin , il cacao meravigliao, i videoclip, Dj television, la Cagiva st 125 e l'Aprilia Af1, la Maserati Biturbo e Veronica Castro, gli Spandau e gli Snorkies per non parlare dei Puffi». 

 

 

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venerdì, 04 novembre 2005

 

FIACCOLATA

 

Via, non venitemi a dire che vi aspettavate Fassino e Giuliano Ferrara in giro fuori dall’ambasciata iraniana con torce fiammanti , faci e tede !

 

Si chiamava fiaccolata perche’ era una manifestazione di notte, e poi la fiaccola evoca ideali da tenere alti…

 

Un problema pero’, almeno sotto l’aspetto semantico, questa fiaccolata l’ha evidenziato:

 

Nemico degli ebrei chi non era alla fiaccolata

 

(anatema ebraico)

 

Sporco sionista chi vi partecipava

 

(anatema iraniano)

 

Bertinotti partecipava ma non era alla fiaccolata

 

Come andrebbe definito?

 

Fini e Martino erano alla fiaccolata (col cuore) ma non partecipavano

 

Come classificarli?

 

 

 

 

 

 “CATTANEO HA INIZIATO IERI IL SUO MÉNAGE À TERNA”.

 

(Antonio Polito, sulla prima pagina del Riformista)

 

 

 

 

 

 

 

DEGONFLES         

 

di Marc Augé

 

 

 

Agiscono così i Degonflés, gli irriducibili nemici dei fuoristrada che nelle strade di Parigi di notte combattono la loro battaglia contro l'inquinamento sgonfiando le gomme di quei mostri meccanici. Gesto che all'ingrosso appartiene alla critica militante della società dei consumi, e però qui assume una sensibilità più ecologica che politica e sociale. I movimenti contro il consumismo e la pubblicità denunciano l'inquinamento mentale, mentre per i Degonflés in cima alla lista delle preoccupazioni c'è l'inquinamento atmosferico. I fuoristrada per loro sono il simbolo di un'offesa alla natura tanto inutile quanto ostentata, e di un atteggiamento indifferente alla collettività. Le loro azioni di piccolo sabotaggio sono perciò una risposta a ciò che i fuoristrada simbolicamente rappresentano, scorrazzando per le vie cittadine dove non rispondono ad alcuna utilità pratica: sono semplici status symbol destinati a esibire il potere e la ricchezza dei loro proprietari, un atto di provocazione figlio di un egoismo arrogante.

 

 

 

 

 

FAMILISMO MORALE:

 

 

 

L’assessore regionale della Calabria che ha fatto assumere la moglie ha dichiarato: «Non ho certo commesso illeciti, né una illegalità, inserendo mia moglie nella struttura speciale» (Corriere della Sera, 25 ottobre). «Giunta e consiglio regionale sono pieni di parenti ». «Ho assunto mia moglie? Lo fanno tutti» Questo fenomeno diffuso viene attribuito al «familismo amorale». (Sabino Cassese Corriere della Sera, 27 ottobre).

 

 

 

 

 

IL GENERO DI BAZOLI EDITORIALISTA DEL CORRIERE
Gregorio Gitti, giovane professore di Diritto privato all’Università Statale di Milano, fa il suo esordio sulla prima pagina del Corrierone di Mieli con un editoriale dal titolo “Dalle primarie una riforma dei partiti”. Bene: non entriamo nel merito di affidare il tema “riforma dei partiti” a un prof di Diritto privato (l’Italia è terra di tuttologi e nientelogi), ma Gitti chi è?

 

Figlio di Tarcisio, emerito professore di procedura civile all’università di Pavia, Gregorio Gitti è il ragazzo fortunato che ha impalmato l’incantevole Francesca Bazoli, rampolla del presidente di Banca Intesa e azionista-principe di Rcs. Ovviamente trattasi di un perfetto caso di “familismo morale”. (Dagospia 03 Novembre 2005)

 

 

 

*

 

Michele Santoro torna alla carica: "Lunedì 14 novembre torno in Rai, mi presento in azienda e da quel giorno spero si ricominci a creare la condizione per lavorare, non certo per subire mobbing".

 

 

 

LINGUAGGIO GOSSIPPARO:

 

Ieri mattina, ore 10, l’inferillato Cattaneo era attovagliato al bar Ciampini di piazza San Lorenzo in Lucina in compagnia della sua ombra Gigi Marzullo. Stamattina, ore 12 e 30, arieccolo con un signore non-identificato. …

 

 

 

 

 

I record del magico Giulio

 

Il signor ministro del disastro economico Giulio Tremonti aveva occupato la sua scrivania al ministero dell'economia nel 2001 con un'aria burbanzosa e scanzonata. Fece notare che aveva la scrivania di Quintino Sella (me' cojoni!), mostrò alle compiacenti telecamere un grafico da cui risultava che il governo uscente gli aveva lasciato un buco spaventoso, e si accinse subito al suo lavoro di stregone dei numeri. Qualcosa nella magica pozione non ha funzionato, nemmeno le alchimie contabili, le entrate una-tantum, i condoni.

 

Contrordine di Alessandro Robecchi (Il Manifesto, 30-10-2005) -

 

 

 

 

 

Chiassosi, imprevedibili, ingovernabili, irriducibili, petulanti, profeti, mosche cocchiere, grilli parlanti: riecco i radicali. Il congresso che riconduce la formazione di Marco Pannella, Emma Bonino e Daniele Capezzone dagli anni del fiancheggiamento del centrodestra al nuovo soggetto con i socialisti e all'alveo del centrosinistra, libera fermenti interessanti nel grigiore della politica italiana. (Gianni Riotta sul Corriere)

 

 

 

 

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venerdì, 04 novembre 2005

 

AVANTI POP Forum di ML Rodota’ del 04 ottobre 2005

 

 

«Ma come parli?» Frasi fatte e parole odiose

L'«attimino» imperversava negli anni 90. Ora va il «trendissimo».

Non si salva nessuno: dal «tamarro chic» al manager  

 

 

VORREI MA NON POSSO - Esclusivo, Vip, trend, eccetera. Giusto. Cartellino rosso. Gli unici esonerati sono i fans confessi di Flavio Briatore. Tutti gli altri sono esonerati dal conversarci, va da sé.

 

 

FINTO RISOLUTI - Dicono «assolutamente sì», che è l’attimino socialmente ripulito del nuovo millennio. Assolutamente preoccupanti. Quando lo dicono, non c’è da fidarsi.

 

 

TAMARRO CHIC - Quelli che usano espressioni giovanili per esorcizzare il timore del prepensionamento, o dell’invecchiamento semplice. Peccato veniale. Specie in caso di «strafigo» (anglicizzato in «strafàigo», anche), «pazzesco», «cià», «troppo bello» (lo diceva il paninaro di Drive in, che diamine). Più grave (e giustamente segnalato) rivolgersi a camerieri, guidatori di autobus e altri con l’appellativo «capo». Bisogna aver il coraggio di chiamare «capo» con quel tono il proprio megadirettore galattico (quello di Fantozzi) per essere veri uomini/donne, altrimenti non vale.

 

 

ANTIMILANESI - Sia i diminutivi, cellularino, carnina, cafferino, cinemino (denotano tentativi di calore umano); e ancor più gli accrescitivi, battutone, sorpresone, weekendone, festone (segnalano voglia di vivere in una città infinita – espressione odiosa ma utile - sempre più deprimente). Ma fatemi continuare col rubricone.

 

 

 BUSINESS ORIENTED - E’ il linguaggio degli uffici, delle riunioni, dei managerini dei manageroni e degli aspiranti tali. I sani di mente che si guadagnano la vita in questi ambienti soffrono. Anche per i complimenti: non si sentono dire che sono competenti bensì «skillati» (dall’inglese skills). Non lavorano in gruppo ma in team, non si riuniscono fanno meetings; non parlano, si interfacciano. Quando fissano incontri per qualcuno schedulano. Come scrive una provatissima Eva K. «meglio pensare al dopoufficio, happy hour o training nel fitness club». Poi certo che il Paese versa in una crisi strutturale, come fa una/uno a illustrare una buona idea con quelle parole.

 

 

BUONI SENTIMENTI DELLA SETTIMANA - Servono a evitare inutili atti di violenza. Genere Nanni Moretti in Palombella rossa, quando schiaffeggia la giornalista urlando «ma come parli» e sentenziando «le parole sono importanti. Chi parla male pensa male e vive male» 

 

 

 

 

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